Come si concilia la speranza
con la coscienza che non tutti si salvano?
Seconda Parte (2/2)
Che cosa è la speranza?
La speranza della quale parla il presente Anno Santo è ovviamente la speranza cristiana, virtù teologale basata sulla fede ed animata dalla carità, speranza nella propria salvezza, proveniente dal fatto che ci adoperiamo anche per la salvezza degli altri, ma speranza anche in un senso più ampio, umano, anche se non teologale, speranza per tante cose belle che ci sono indicate o suggerite dalla ragione e dalla fede, in primis speranza che anche i nostri amici e i nostri cari vivi e defunti possano salvarsi, speranza che i malvagi si convertano e così possano salvarsi. In questo senso si potrebbe parlare di uno «sperare per tutti»
La speranza in generale, è un gioioso moto dell’animo col quale la volontà o il desiderio di un bene futuro possibile ma difficile da conseguire muove l’intelletto a guardare a questo bene, con la conseguenza che il cuore si apre gioiosamente ad attendere o a tendere fiduciosamente e coraggiosamente verso questo bene non ancora posseduto, ma che è bello concepire, mentre la volontà si mette all’opera per conseguirlo con un moderato timore di non riuscirvi o che quel bene le sfugga, perché la speranza ben motivata o fondata dà la certezza di raggiungere il bene sperato, ma si tratta solo di una certezza morale, che non dipende dal fatto che l’intelletto è necessitato dalla presenza del bene, ma che dipende o dalla convinzione di farcela o da soli o con l’aiuto di un altro nel quale si ripone fiducia, soprattutto Dio.
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Quanto è grande la saggezza di chi sa che da Dio viene anche la sofferenza!
Gesù, nelle spiegazioni che ci danno San Giovanni e San Paolo, ci chiarisce perfettamente questo punto delicato di teologia, che mette alla prova la nostra nozione di Dio, del bene e del male e il concetto che abbiamo del suo amore per noi.
Immagine da Internet:
- Dipinto del Purgatorio, Penati N., Manfredonia