Il confronto del bene col male
La volontà umana e la volontà divina
Seconda Parte (2/6)
Il problema
della sofferenza
Tutti avvertiamo
che la pena è meritata dal peccatore. Ma perché mai l’innocente dovrebbe
soffrire? E come mai il delinquente riesce a sfuggire alla giusta pena, anzi ha
successo? Il fatto che tutti noi, giusti o ingiusti siamo soggetti in questa
vita ad un’infinità di sofferenze, suscita inevitabilmente la domanda sul
perchè e sul motivo di tale situazione.
Come mai nasciamo
difettosi? Sentiamo un bisogno di felicità:
è perché ci viene impedito di raggiungerla? Vorremmo fare il bene: e perché non
ce la facciamo? Cerchiamo la verità: e perché ci sbagliamo o restiamo illusi o
ingannati? Da che cosa dipende questa nostra situazione disgraziata? Perché la sofferenza
è inevitabile, se essa ci ripugna? Come mai ci capita il male nonostante tutto
l’impegno che ci mettiamo nell’evitarlo? Perché non riusciamo a raggiungere gli
scopi che ci prefiggiamo? Come mai esistono problemi e guai che non riusciamo a
risolvere? Perché lo spirito è contrastato dalla carne? Perché esiste la morte,
mentre noi vorremmo vivere e godere per sempre? Ma chi c’è che governa il
mondo? È un Dio saggio, buono e potente o è un dio che si diverte a farci soffrire?
Che Dio è quello che ci ha creati in modo così difettoso?
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Fontanellato,
20 gennaio 2026
Bisogna
fare attenzione a non trasferire nella realtà la necessità di questa dualità
puramente logica. Se infatti in logica il concetto del bene (come non-male) è
connesso con quello del male (come non-bene) e viceversa, nella realtà
l’esistenza del bene non comporta affatto che debba esistere anche il male. Il
bene può esistere da solo anche senza il male.
Si può
dire che è bene che esista il male; ma se non ci fosse il male, non per questo
ci sarebbero problemi per il bene perchè esso può esistere benissimo senza il
male, anzi esiste meglio senza il male. I beati sono liberi da ogni male, anche
se è vero che c’è l’inferno, dove però c’è il male di pena, la cui visione,
secondo San Tommaso, dà ai beati una gioia, che però non è il piacere di
vederli soffrire, ma quella di vedere realizzata la giustizia divina.
Se
reifichiamo l’opposizione logica bene-male, succede che la coppia bene-male
verrà a costituire l’essere come tale e verrà a trovarsi persino in Dio,
finendo col concepire Dio come principio del bene e del male, della giustizia e
del peccato. E avremo la visione manichea, cabalistica, bruniana e böhmiana,
fino a Schelling e ad Hegel. Avremo la doppia predestinazione di Godescalco nel
sec. IX (Denz.621) ripresa da Lutero e Calvino.
Il
bene, ossia l’ente buono è essenzialmente inclinato a diffondere il bene, ad
agire bene, a compiere o fare il bene. E però l’agente spirituale, dotato di
libero arbitrio, ha, come sappiamo bene, anche la possibilità di scegliere e
compiere il male, di peccare. Chi sceglie il male, però, non può scegliere il
male come tale, che è una privazione; e la volontà ha per oggetto un ente; non
può avere per oggetto il non-essere. L’azione cattiva comporta in certo modo un
annullare, che però non può essere totale, perchè essa non ha potere
sull’essere e il non-essere. Questo potere appartiene solo a Dio creatore
dell’essere.
Male è
ciò che ci è odioso, che siamo portati a rifiutare. Il bene può esser privo di
male, un bene senza difetti, a cui non manca nulla. Il male è la privazione di
un bene dovuto. È un male la mancanza della vista, un mancato saluto, una
mancata risposta. Da qui vediamo che se il bene può esistere senza il male, il
male non può esistere senza un soggetto buono.
Immagini da Internet:
- Niccolò di ser Sozzo, Il Caleffo dell'Assunta, Archivio di Stato di Siena